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ANNO DI ATTIVITA'

Suolificio uomo e donna

La Storia della Calzatura

L'uomo è la scarpa che indossa...

L’esatto inizio della storia della calzatura è difficile da stabilire con precisione. La facile deperibilità del materiale di natura organica che veniva inizialmente utilizzato dalle popolazioni preistoriche, avendo nella calzatura l’unico scopo di protezione dei piedi, non ha reso possibile il giungere fino a noi di antichi resti di quell’era.
Si parla di scarpe primitive consistenti in pelli non conciate e assicurate al piede dall’utilizzo di un sistema di lacci dello stesso materiale. Venivano prodotte anche suole in fibra vegetale intrecciate e fermate al piede con lo stesso sistema.
Nel 2010 è stata rivenuta la scarpa più antica del mondo, risalente circa al 3.500 a.C., durante uno scavo archeologico in una caverna in Armenia. Ritrovata incredibilmente in ottimo stato di conservazione e corrispondente alla misura attuale di una scarpa da donna di numero 37 e mezzo, essa è costituita da un unico pezzo di pelle bovina, allacciata sia nella parte anteriore che nella parte posteriore con un cordoncino di cuoio.
Le prime raffigurazioni di calzature indossate da figure umane risalgono a circa 15.000 anni fa presenti in dipinti rupestri spagnoli(pitture realizzate in grotte o su pareti in pietra).
Sin dall’era degli antichi Egizi la calzatura ha assunto un carattere significativo nella distinzione sociale. I popolani nella maggior parte andavano scalzi, mentre gli uomini di rango elevato indossavano calzature. Esisteva anche una carica onorifica di “Portatore di Sandali” per le persone al seguito di faraoni e nobili. Gli Egizi a causa  del clima del proprio territorio producevano e utilizzavano sandali. Questi sandali, costituiti da pelli conciate con oli vegetali e grassi animali venivano successivamente puliti dai residui di grasso e carne per mezzo di raschiatoi, tese su telai e immerse in bagni di materia grassa. Presentavano una suola realizzata in cuoio, legno, papiro, giunco o foglie di palma intrecciate assicurata al piede con il sistema dell’infradito. Gli antichi reperti giunti fino a noi sono conservati al Museo Egizio del Cairo e al British Museum di Londra.
Anche gli antichi popoli medio-orientali, oltre alle pratiche di agricoltura e allevamento, svilupparono numerose attività artigianali e di commercio, tra le quali quelle relative alla concia delle pelli e alla fabbricazione delle calzature.
I Sumeri (ca 3.500 a.C. – ca 2.000 a.C.) originari della parte meridionali della Mesopotamia crearono nuove diverse tecniche di concia tra le quali, la concia grassa con oli, concia minerale con allume e la concia vegetale con tannino estratto da noci di galla. La colorazione delle pelli realizzate era nera, bianca e rossa.
Anche gli Ittiti (2.000 a.C. – 1.100 a.C.) popolo indoeuropeo delle regioni montuose dell’Anatolia, svilupparono la concia delle pelli con tannino estratto delle noci di galla. Le  calzature da loro prodotte, in conseguenza del territorio che insediavano, erano robuste e con la punta volta all’insù. Testimonianze sono presenti nei bassorilievi conservati al British Museum, dove gli Egizi raffiguravano gli Ittiti indossanti calzature di questa tipologia.
Gli Assiri (2.000 a.C. – 612 a.C.) affinarono queste tecniche di concia delle pelli e del cuoio assimilate dai popoli vicini. Riuscirono a realizzare veri e propri  stivali alti al ginocchio, adatti soprattutto per cavalcare e all’uso di carri da guerra. Anche tra gli Assiri la distinzione sociale era segnalata dal colore della colorazione, rossa per i nobili e gialla per la classe media.
I Babilonesi (2.000 a.C. – 539 a.C.) in modo simile ai Sumeri utilizzavano sandali, introducendo ricami e decorazioni per mezzo di applicazioni metalliche.
Anche Gli altri popoli delle regioni confinanti quali i Persiani (ca 700 a.C. – 331 a.C.), gli Ebrei
(2.000 a.C. – 44 d.C.), i Fenici (2.000 a.C. – 64 a.C.), gli Sciiti (1.500 a.C. – 100 d.C.) adottarono e svilupparono proprie tecniche di concia, e di creazione delle calzature che si distinguevano dai sandali agli stivali a seconda della tipologia di regione abitata.
Nell’antica Grecia (2.000 a.C. – 146 a.C.) le calzature iniziarono ad assumere le varie forme base che oggi conosciamo.

I principali tipi di calzature usate erano: le “Upodémata”, il classico sandalo greco costituito da una suola di cuoio, di legno o di sparto fermata al piede da corregge (striscie) di pelle, oppure le “Krepis” sandali da viaggio nei quali la suola per le donne poteva essere anche in sughero; le “Embàs”, stivaletto a mezza gamba allacciato; l'”Embàtes”, stivale di cuoio o stoffa per i cavalieri; l'”Endromides”, stivaletto per la caccia ed il viaggio, alti fino a mezza gamba; gli “Akatioi”, scarpe dalla punta rialzata; ed i “Kothornoi”, calzatura dalla suola spessa e tomaia in pelle morbida alta al polpaccio ed allacciata con corregge di colore rosso.


Gli antichi Romani (750 a.C. – 476 d.C.) influenzati dai popoli vicini degli Etruschi , dei Greci, dei Galli e dei Germani adottarono tecniche di concia delle pelli simili. Tali tecniche prevedevano l’utilizzo di allume, materie grasse e prodotti vegetali contenenti tannino tra i quali il sommacco, le noci di galla, la corteccia di pino e di quercia.
Con l’evoluzione della società, le scarpe finirono per diventare, anche per i Romani, un elemento caratterizzante dello status sociale di chi le indossava. I Cittadini di rango elevato utilizzavano i “Calcei”, consistenti in suole senza tacco corredate da tomaie in pelle che avvolgevano tutto il piede. I “Calcei senatorii” di colore nero venivano indossati dai senatori romani, mentre di colore rosso da rappresentati delle più alte cariche civili, che in occasione di cerimonie dei patrizi erano formati da una suola molto, i “Mullei” spessa in modo da innalzare la statura.
I popolani e i contadini indossavano un altro tipo di calzatura, la più usata chiamata “Perones”, scarpa dalla suola senza tacco con una tomaia in pelle alta alla caviglia.

Mentre le calzature utilizzate da contadini e militari per affrontare viaggi lunghi su terreni accidentati erano le “Caligae” formata da una suola spessa, senza tacco e chiodata da bullette.
Durante i Franchi (III sec. d.C. – IX sec. d.C.), antico popolo germanico, iniziò la moda della calzatura à la “Poulaine”, con una forma la cui punta era lunga, inizialmente, pari alla metà del piede ed in seguito sviluppata con una lunghezza maggiore. Le “Poulaines” dapprima erano indossate solamente dai nobili, e quando la lunghezza crebbe furono emanate leggi che ne fissavano le lunghezze per nobili, borghesi e popolani.
Nel XII secolo, i calzolai Veneziani, riuniti in corporazioni chiamate dei “Caleghéri e Zavateri” (calzolai e ciabattini), comprendenti categorie speciali di calzolai come quella dei “Solarii” che producevano esclusivamente suole per scarpe e calze solate (sorta di calza maglia alla quale veniva applicata una suola in cuoio) e quella del “Patitari” che producevano zoccoli chiamati “Patitos”, calzatura con tomaia in montone e suola alta. Tra le calzature femminili spiccavano gli zoccoli denominati “Socchi” e “Zanghe”, con suola in legno e sughero.
In Francia, Carlo VIII (sec. XV) lanciò la moda delle scarpe “À bec de cane” (a becco d’anatra). Questa moda si diffuse anche in Germania, denominate qui “Entenschnäbel”, e dove furono costruite le prime scarpe con metodo del guardolo, una striscia di cuoio cucita da un lato alla tramezza e dall’altro alla suola.
Nel XVI secolo in Francia nacque la moda, lanciata da Caterina de’ Medici, delle scarpe con il tacco dette “Souliers à pont”.
Nel XVII secolo, i nobili e i ricchi iniziarono ad indossare gli stivali, inizialmente alti al ginocchio ed in seguito alla coscia e strombati. Le dame si riserbavano l’utilizzo di ciabattine e scarpette, spesso con le tomaie in seta o velluto alle quali venivano applicati fili d’oro o d’argento e ricami in rilievo.  Venivano utilizzati anche stivali con i tacchi, e in Francia nacque la moda dei tacchi rossi, i “talons rouges” (), utilizzati dai nobili come segno distintivo.
Nel secolo XVIII, in  Italia le dame utilizzavano le scarpe estive e invernali con tomaia dalla punta aguzza in pelle, mentre i gentiluomini calzavano scarpe basse accollate con tomaia in pelle nera a punta quadrata e con la linguetta che saliva fin sopra il collo del piede. In Francia, le dame calzavano scarpette dalla punta leggermente rialzata chiamate “À la mahonnaise” o pantofole chiamate “Chaussons”. Continuò anche l’uso di tacchi decorati e intagliati che avevano il nome di “venez y voir” il famoso tacco Luigi XV.
Nel XIX secolo l’aristocrazia inizia ad indossare pantofole con tomaia e suola sottilissime chiamate “Pantofles à la poulaine” (con la punta rialzata e la tomaia in colore rosso) e “Nonchalantes” (con tomaia finemente ricamata). Mentre nelle campagne i contadini utilizzavano generalmente gli zoccoli, e le scarpe venivano adoperate solo la domenica.
Nel XX secolo le scarpe assunsero un ruolo preminente nella moda come non era mai accaduto prima. All’inizio del ‘900 dominava il genio francese della bella Paris, l’art noveau. Le scarpe più diffuse avevano una forma dalla punta allungata e dall’accollatura alta. Nel periodo prebellico la forma più diffusa era il tacco “Luigi”, ispirato alle scarpe rococò, dalla tipica forma a rocchetto.

Successivamente con la graduale diffusione di gonne più corte, come quelle fino alla caviglia, si diffusero gli stivaletti “Balmoral”, dal laboratorio di Crockett and Jones di Northampton, una calzatura dalla tomaia a punta allungata e forma affusolata, con collo alto e molto aderente chiuso da bottoncini posti anteriormente. In questo periodo iniziarono a diffondersi anche le scarpe da sera e soprattutto per il ballo, fornite di una maggiore comodità e stabilità senza tralasciare l’eleganza.

Mentre per le attività quotidiane, oppure per attività sportive e all’aria aperta, quali golf, passeggio e bicicletta venivano utilizzati gli stivaletti con ghetta abbottonata.
Nel periodo post-bellico la moda viene guidata dalla Francia con la rivoluzione dettata da Coco Chanel. Anche l’Italia inizia ad assumere pian piano il suo ruolo da protagonista grazie a Salvatore Ferragamo, che sarà uno dei più influenti designer di calzature del XX secolo, celebre la sua scarpa con la zeppa in sughero.

 

Dal 1950 in poi inizia l’ascesa della moda italiana, Roma, Firenze e Milano cominciano la competizione per aggiudicarsi il titolo di capitale della moda. Sono gli anni in cui si sviluppano i sandali e i decolletè.
Negli anni ’60 lo sguardo è rivolto a Londra, è qui che si concentrano tutte le nuove tendenze, e da qui partano i nuovi trend tra cui la Pop Art.
Negli anni ’70 e ’80 l’Italia ritorna ad essere protagonista nel campo della moda trionfando con la creatività e qualità del proprio Made in Italy delle firme più prestigiose: Armani, Valentino, Ferrè e Versace.
Gli anni ’90 sono invece caratterizzati da una moda più austera e minimal dove domina il nero.
Negli ultimi anni invece, saltano tutte le regole e, complice la globalizzazione del mercato e con esso delle abitudini, la moda segue qualsiasi tipo di tendenza utilizzando colori, forme, materiali e tessuti di ogni tipo.